Third Culture kids
- Chiara Marturano
- 14 gen
- Tempo di lettura: 1 min
Intervista a Giulia Schembri

Ciao e buon 2025! Ricominciano gli appuntamenti con i podcast #coachforbreakfast e #coachfroexpat. Oggi ti presento la puntata dedicata ad un argomento importante per chi decide o sta pensando di vivere all'estero e ha figli al seguito. Porta, infatti, molti dubbi e domande. Farò la cosa giusta per loro? Si adatteranno? Soffriranno? È davvero un’opportunità per il loro futuro?
“Ma i bambini si adattano!” Una frase che mi sono sentita ripetere spesso, prima di intraprendere la nostra avventura nei Paesi Bassi. Ed è vero: i bambini sono resilienti, imparano la lingua più velocemente degli adulti e riescono a costruire nuove amicizie. Tuttavia, non bisogna sottovalutare l’impatto emotivo del trasferimento. Il primo bisogno di un bambino è sentirsi al sicuro.
Trasferirsi significa per loro cambiare tutto: casa, scuola, abitudini e lingua. Per aiutarli, è fondamentale tenere conto sia dei fattori protettivi (come il supporto familiare, una routine stabile e la creazione di nuove amicizie) sia dei fattori di rischio (come l’isolamento sociale o la difficoltà di adattarsi a nuove regole culturali).
Uno dei concetti chiave condivisi da Giulia Schembri è l’importanza di avere una bussola interiore che ci guidi. Trasferirsi in un nuovo Paese, con una nuova cultura e nuovi punti di riferimento, può disorientare, ma una forte motivazione e la capacità di adattamento possono fare la differenza. Questo vale per gli adulti, ma anche per i bambini, che spesso affrontano i cambiamenti con una sensibilità interculturale sorprendente.
Io ringrazio ancora Giulia per il suo tempo, la sua energia e la sua dedizione, anche per questa intervista.
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