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Routine mattutine e stereotipi


Stamattina mi è capitato di vedere un video che l’algoritmo ha pensato avrei apprezzato e che, invece, mi ha lasciata perplessa. A metà mattinata, poi, ho iniziato a sentire una certa irritazione prendere spazio. Dopo un’ora ero in giro per casa che fumavo!

Il messaggio del video era molto semplice “alle 8.30 una donna ha già vissuto più di 24 ore”, andando a sottolineare quanto una mamma (poiché, in quanto donne, siamo tutte mamme!) riesca a fare di tutto e di più in poche ore la mattina. Mentre il resto della casa e del mondo sta ancora dormendo!

Altro video, questa volta un uomo e imprenditore. Sveglia alle 5.40. Corsa, doccia, colazione, obiettivi della giornata già “settati”, mezz’ora con la famiglia e poi via al lavoro. Ore 8.30 (un orario, a quanto pare, determinante per il buon esito della giornata e della propria vita) è già in ufficio. Insomma, grazie a queste azioni, calcolatrice alla mano, ha lavorato un mese e mezzo in più, in un anno, rispetto agli altri. Ecco il segreto del suo successo.


Pensieri sparsi rispetto a questi video.

1.     “Chi dorme non piglia pesci” è un adagio vivo e attivo, ancora oggi. Anche troppo. Quasi tutti gli imprenditori (uomini) raccontano dei benefici di svegliarsi all’alba se non addirittura la notte, tipo alle 3.30/4.

La domanda è: ma che vi ha fatto il sonno?

Il sonno svolge numerose funzioni:

  • recupero e riposo dai continui stimoli interni ed esterni;

  • funzione ecologica;

  • funzione immunologica;

  • funzione termoregolatoria;

  • integrità neuronale a livello delle sinapsi e delle reti.


Il 70% degli adulti soffre di disturbi del sonno, principalmente causati da stress e stati d’ansia. Da causa ad effetto. Cioè la mancanza di sonno causa stress, ansia fino a depressione.


2.     Gli stereotipi sono vivi e attivi. Il contrasto della donna che si sveglia per pulire e preparare una casa che accolga il risveglio della propria famiglia e dell’uomo che lo fa per costruire un impero, ci ricorda che ognuno ha il proprio ruolo nella società. A livello sociale, il lavoro di cura resta una cosa “carina” e da donne. Mentre l’uomo porta il peso del portare la “pagnotta a casa”.


Mi chiedo: se non ci fosse il partner ad occuparsi di casa e prole, l’imprenditore riuscirebbe a lavorare più ore dell’orologio?

Non c’è nulla di male nel decidere quali siano le proprie priorità e bisogni. Basta che sia una scelta personale e non imposta.


3.     Il valore di ciascuno di noi è determinato da ciò che produciamo.

Le mamme hanno i super poteri perché si sono già fatte il mazzo e alle 8 e 30 sono pronte per continuare a farselo. L’uomo ha valore perché lavora un mese e mezzo in più degli altri e produce altro lavoro.

La cosa tremenda è che conosco molto bene quella voce interiore: mi dice che la casa deve essere sempre pulita ed accogliente, i biscotti nel forno, i panni profumati di primavera, le camere in ordine. Ed è un compito mio, poiché sono la “mamma”. Ho un partner che non mi lascia indugiare in simili atteggiamenti e facciamo tutto al 50%. Così, oltre al senso del dovere ho pure quello di colpa (la voce interiore che dice “ma come? fai pulire casa al tuo sposo?!”)


4.     Essere stanchi non è per tutti. Non è per nessuno. Ho un’amica che, ogni tanto, si lamenta di essere stanca. Però, mi dice, “io ho tanto aiuto, non dovrei lamentarmi”. Non ha diritto di stancarsi: anche solo pensare come organizzare “gli aiuti”, come organizzare la sua giornata e quella di tutti i membri della famiglia e pensare a tutti i post-it di cose da fare di cui si carica (il carico mentale, te ne ho parlato qui) sono fonte di stanchezza ma non viene vista e, quindi, non esiste.


Prendo appunti per la mia voce interiore

-       Rivendico per me il diritto al sonno e di svegliarmi con la luce, anziché con il buio.

-       Rivendico il diritto alla stanchezza pur comprando i biscotti del supermercato e lasciando la roba piegata sopra le cassettiere e non ben piegata al loro interno.

-       Rivendico il mio valore indipendentemente da ciò che faccio, per gli altri o per costruire la mia impresa.

E pubblico a pranzo senza programmazione!


Anche tu ti senti intrappolato/a da queste aspettative?



 

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