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quello strano(e insano)Mito del multitasking

Ci sono quei giorni in cui mi cade tutto. Inizio già a colazione: mi cadono le posate mentre le porto a tavola, rovescio il caffè sulla tovaglia, la frutta vola sul pavimento della cucina. Poi continuo con l'acqua, i libri, il telefono, la bici etc. Ad un certo punto mi fermo e mi chiedo cosa stia succedendo. La maggior parte delle volte ho la testa piena: liste su liste di cose da fare nel futuro prossimo, il presente che mi richiama prepotentemente e le mie riflessioni su cosa mi ha detto quello e cosa avrei dovuto fare o scrivere io. Oltre a questo ingarbugliato groviglio di pensieri (sono i momenti in cui sogno di avere il pensatoio di Silente, e mi chiedo "perché nessuno è ancora riuscito a farlo??!?!") ci sono le cose da fare e su cui dovrei concentrarmi per poterle portare a termine (senza che finiscano spiaccicate a terra). Ecco che il mito del multitasking con me fallisce miseramente, passando da essere una serie di attività da svolgere a una "pila di libri che mi crolla pesantemente addosso" facendomi sentire sopraffatta o, come lo chiamano gli inglese, in burn out.

Quanti di noi hanno scritto sul proprio curriculum che sono persone multitasking? O, magari, lo hanno citato durante un colloquio di lavoro? Oppure è una di quelle "competenze" che diamo per scontate come la "proattività", la pazienza o l'empatia?


Ma è possibile essere multitasking?
E' una capacità così invidiabile e necessaria?

Proviamo a rispondere a queste annose questioni.

Cosa significa multitasking

La capacità di fare più cose contemporaneamente.

A tutti noi piace pensare di essere piuttosto bravi in questo e, poi, sia a lavoro che a casa è una necessità, o così sembrerebbe.

Nell'era della hustle culture, ovvero della disponibilità h24 e 7/7 al grido di "prima il dovere e poi tutto il resto", il multitasking è un'abilità imprescindibile; più puoi fare in una volta, più sei efficiente e prezioso per l'azienda. Ma volete sapere la verità?

Solo il 2% della popolazione è effettivamente in grado di svolgere più attività in modo efficiente.

Le ricerche ci dicono che per il restante 98% di noi, fare più cose insieme, riduce la nostra efficienza e produttività, mostrando, inoltre, che il multitasking sta mettendo a dura prova la nostra salute mentale e fisica.


quali sono i costi del multitasking

Gloria Mark, del Dipartimento di Informatics all'Università della California, ha svolto molte ricerche su questo tema. In uno dei suoi paper scrive: "Quando le persone vengono costantemente interrotte, sviluppano una modalità di lavoro più veloce (e scrivono meno) per compensare il tempo che sanno di perdere a causa dell'interruzione.

Tuttavia, lavorare più velocemente con interruzioni ha il suo costo: le persone nelle condizioni di interruzione hanno sperimentato un carico di lavoro più elevato, maggiore stress, maggiore frustrazione, più pressione temporale ed uno sforzo maggiore.

Quindi il lavoro interrotto può essere fatto più velocemente, ma a un prezzo".

Secondo Kevin Paul Madore, neuroscienziato presso l'Università di Stanford, quando facciamo più cose allo stesso tempo, stiamo creando interferenze tra diversi circuiti cerebrali che gestiscono l'attenzione e il controllo cognitivo, e che si sovrappongono tra loro. Un po' come quando andiamo al mercato del sabato e ci sono gli annunci dall'altoparlante, i proprietari degli stand che richiamano al grido di 2 euro al chilo, gente che corre e urla etc. Tutti questi stimoli possono portare a ritardi ed errori nel tentativo di completare un compito. Più che multitasking, ci dicono i ricercatori, facciamo le cose in rapida sequenza, ma una dopo l'altra, quindi si parla di task switching (scambio di compito).

Oltre al fatto che, altre ricerche, ci dicono che veloce e corretto non vanno necessariamente di pari passo. Nel lungo periodo, quindi, queste distrazioni portano a commettere più errori, perché siamo distratti e questo può costare fino al 40% del tempo produttivo di una persona!

Riassumendo: sul lungo periodo diminuisce l'efficienza, aumentano gli errori e aumenta il rischio di stress o di burn out.


un antidoto al multitasking

Vediamo insieme alcuni antidoti e metodi per convincersi e convincere altri che questo modello di lavoro, questo modo di pensarci non va bene, almeno non per la maggior parte di noi.


Ichi-go Ichi-e

Gli autori di Maam suggeriscono che "il concetto di multitasking non rende, è superato. Rende maggiormente l' idea della rotondità [..]fare esercizio di presenza, avere in sé le risorse e creatività per affrontare i tanti aspetti della vita nel miglior modo possibile."

E' una frase che mi ha molto colpito per la sua semplicità: ovunque ci voltiamo si parla di stare nel qui e ora per le nostre relazioni, per la nostra crescita personali, nei vari ruoli che assumiamo, rispetto al lavoro efficacia ed efficienza sono ancora le parole chiave nella maggior parte dei contesti e finiamo per adattarci a questo. E così passiamo la giornata a rincorre il tempo che passa e non ci permette di raggiungere tutti i nostri obiettivi o, perlomeno, quelli aziendali. Siamo continuamente distratti da input provenienti dall'interno e dall'ambiente esterno e la nostra produttività o le nostre relazioni ne risentono, ma non abbiamo tempo per porvi rimedio.

Il tempo che è quella cosa senza valore, perché ne ha troppo!

Parlando con la mia amica Alisa, appassionata di Giappone, mi sono ritrovata a fare una riflessione sul concetto di Ichi-go Ichi-e (期一会). Ma i giapponesi lo vivono davvero? E' proprio così. Cosa ci dice? Ichi-go Ichi-e afferma che non possiamo ricreare o ripetere nessun momento della vita. Questo concetto è legato alla cerimonia giapponese del tè, il sadou (茶道). Quando viene preparato il tè ci sono una dedizione, un pensiero per l' altro, una cura e una condivisione con l'ospite irripetibili. Il tè non sarà più caldo come in questo momento, né avrà lo stesso sapore.

Quindi, ogni momento è un’opportunità che si ha “una volta nella vita”.

Il primo antidoto è vivere nel momento.


La forza generativa

Il secondo antidoto è l'importanza della forza generativa. In tutta questa fretta il multitasking è nemico del processo creativo. Quando siamo nel flow, possiamo continuare a lavorare senza sosta per ore, concentrati sul lavoro che stiamo facendo dimentichi persino delle basilari funzioni fisiche. Dan Mc Adams, psicologo narrativo (che trovo già di per sé interessantissimo) individua tre caratteristiche legate alla generatività. Essa è definita come un comportamento indirizzato a generare e crescere i figli; un valore, in quanto diretta ad offrire e trasmettere ciò che meglio si produce; un atteggiamento per la vita, in quanto si tende a riconoscere sé stessi come anello della sequenza generazionale.

La forza generativa, che fonda le sue radici negli studi di Erik Erikson, si può applicare anche al campo lavorativo: quando qualcuno genera un'impresa o un progetto. Ma per generare serve un tempo, uno spazio, un pensiero, una profonda connessione con se stessi e poi un tempo di cura, una dedizione per ciò che abbiamo generato.


il deep work

Il terzo antidoto è lavorare in uno spazio dedicato (fisico e/o mentale)

Cal Newport, professore e autore del bestseller di Wall Street, Deep Work, descrive questo spazio dedicato come deep work e si basa su quattro principi:

1. crearsi uno spazio isolato e un intervallo temporale in cui lavorare liberi da qualsiasi distrazione;

2. scollegarsi da tutti i social media (qualcuno storcerà il naso o si contorcerà sulla sedia alla sola idea di disconnettersi);

3. lavorare per micro attività pianificando la suddivisione del tempo dedicato per ogni compito;

4. ridurre la quantità di tempo dedicata alle attività meno importanti.


Il tempo

Il quarto antidoto è l'organizzazione del tempo.

Come ci dice anche Newport, il tempo va utilizzato al meglio. Io trovo molto utile azionare il timer per la sessione di lavoro. 15 minuti per ogni sessione, in cui posso concentrarmi e restare focalizzata su quello che sto facendo. Poi faccio una breve pausa e ricomincio ma sempre accendendo il timer. Questa è anche chiamata la tecnica del pomodoro. Non guarderò l' orologio (altra distrazione) e mi affiderò ad esso per dare un input, anche visivo e sonoro, alla mia concentrazione.


Scriveva Thich Nhat Hanh, monaco zen vietnamita:

“Bevi il tuo tè lentamente e con riverenza, come se fosse l’asse su cui ruota la terra – lentamente, uniformemente, senza correre verso il futuro. Vivi il momento attuale. Solo questo momento è vita”.

Maam. La maternità è un master che rende più forti uomini e donne, Andrea Vitullo e Riccarda Zezza, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli (10 settembre 2014).

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