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Diario di una expat. 



In questa rubrica condivido la mia vita di immigrata italiana nei Paesi Bassi, con riflessioni, cambiamenti e piccoli traguardi quotidiani raggiunti. 

Oggi stavo preparando una lezione di italiano per il gruppo A1. Mi sono servita dell'AI per tradurre un testo in olandese (fa davvero delle belle traduzioni!) e, una volta ottenuto il risultato, ho deciso di ricopiarlo sul mio quaderno con carta e penna. Sì, lo faccio ancora, per esercitarmi nella scrittura manuale e per fissare i concetti (almeno ci provo!!)

C'è una combinazione di lettere in olandese, "ij", che si trova in tantissime parole. Gli olandesi la scrivono come fosse un’unica lettera e, quasi senza rendermene conto, l’ho fatto anch’io. Ho tracciato una specie di "u" allungata, ho aggiunto il codino e poi i due puntini. È stato in quel momento che ho avuto una strana sensazione: forse, per la prima volta, l’olandese mi è sembrato davvero una mia lingua.

Una sensazione che mi è parsa insieme strana e assolutamente naturale.


Strana, perché dopo sei anni avrei voluto essere fluente, ma non lo sono ancora. Per tanto tempo me ne sono vergognata, finché non ho accettato che, oltre a gestire la vita quotidiana, nel frattempo imparavo e miglioravo anche l'inglese. Imparare due lingue contemporaneamente non è facile, non per me. 

Naturale, perché la mia vita è qui, nei Paesi Bassi. Non è facile da spiegare. Quando vado in Italia, non "torno" a casa, ma vado in vacanza all'estero. Non considero più il mio “estero” qui, ma tutti gli altri paesi, compreso quello in cui sono nata e di cui porto ancora il passaporto.


Non è solo una questione di lingua. Nei miei gesti quotidiani, nei pensieri, nei modi di relazionarmi con gli altri, sento di aver fatto mio molto della cultura olandese. La puntualità, un approccio più distaccato nelle relazioni poco significative, ho smesso (quasi del tutto...) di urlare quando qualcuno mi taglia la strada o quando la cassiera chiacchiera con il cliente mentre la fila si allunga. Non ho semplicemente "subito" questi cambiamenti: li ho adottati, perché rispecchiano la me stessa di oggi.


Credo che il vero punto di svolta sia stato quando ho iniziato a insegnare italiano.

Da un lato, questo mi aiuta a mantenere vivo il legame con la mia cultura – e perché ciliegia al plurale diventa ciliegie! Dall’altro, confrontandomi con le abitudini locali, riesco a spiegare meglio le "nostre" stranezze agli olandesi. Insegnare è diventato come uno specchio, che riflette non solo ciò che trasmetto agli altri, ma anche ciò che sto apprendendo io.

Forse è proprio questa la bellezza di vivere all’estero: resti sempre in movimento, un’esplorazione continua di chi sei, in equilibrio tra ciò che porti con te e ciò che scegli di diventare.

 
 
 

2 Comments


Guest
Feb 10

Bellissimo leggere questa tua testimonianza! Molto emozionante

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Grazie!!

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